venerdì 26 aprile 2013

nana nana nana nana Batman


Ogni tanto metto mano al pantone.
E lo so che non si pubblica mai di venerdì, soprattutto se c'è il Napoli Comicon e blablabla, ma i tempi cambiano, ormai si commenta solo su Facebook e comunque di tutte queste cose Batman se ne frega.

Qui la scansione (pessima) dell'originale.

martedì 26 marzo 2013

Dylan Dog Color Fest - Cronaca di una copertina


In pieno trasloco a casa di un amico ed è un momentaccio.
Mi chiama Giovanni Gualdoni, curatore di Dylan Dog, forse vuole propormi una storia del Color Fest e invece no: mi propone la copertina del prossimo (Color Fest).
Sono un cane al parco, corro in cerchio con la lingua penzoloni e ho il panico, perché abbiamo detto che è un momentaccio e nei prossimi dieci giorni so che dovrò portare avanti il trasloco.
Infatti... ho dieci giorni per consegnare la cover.
"Fantozziiii!"


Ok, mantengo la calma e indosso il fez. Iniziamo a contrattare. Giovanni cercherà di capire se c'è margine e intanto mi fa: -sai, in genere lasciamo abbastanza liberi per la copertina del Color Fest... ma tu dovrai seguire le nostre indicazioni.
"Fantozziiii!"
Passa qualche ora e se ho dieci giorni con trasloco, devo sbrigarmi, allora prima che la giornata finisca e inizi il weekend, ricontatto Giovanni: ti stavo giusto scrivendo- dice.
E scopro che ho più tempo, un mese. Grazie, Sergio Bonelli Editore!
Nella mail che ricevo c'è il bozzetto e un briefing. Non posso mostrare il bozzetto, ma in sostanza ci sono cinque Dylan Dog.
"Fantozziiii!"
Piano americano: il classico Dylan al centro e altri quattro schierati a "V", due a destra e due a sinistra. Tutti guardano in macchina...
Requiem per un copertinista.
E' un'impostazione necessaria e ne capisco il senso. Parliamo di quattro versioni "what if" del nostro eroe, collocate in un altro dove e un altro quando. Ogni proposta alternativa sarebbe difficile. E forse in casa editrice hanno deciso che anche per il Color Fest conviene realizzare una copertina attinente ai contenuti. Non sottovaluto il presentimento che qualcuno mi immagini come Caligola, dopo le copertine di John Doe, quindi i paletti ci stanno tutti.
Ma Giovanni mi incoraggia a proporre soluzioni più personali, rispettando il briefing.

Quindi presento tre bozzetti. Il primo, la mia interpretazione-risposta diretta al layout: classica, statica, simmetrica.


Secondo bozzetto, una "variazione sul modulo": dinamico ma ordinato, sulla diagonale positiva, con una linea di forza che rompe l'andamento. Non passerà mai! Troppo poco Bonelliana.


Terzo bozzetto, quello su cui punto e che viene scelto. Ho la possibilità di creare l'apparente disordine che amo tanto, con andamento circolare, in equilibrio su piccoli fulcri, rischiose tangenti e secanti, pieni e vuoti... in più qui posso far recitare i personaggi e avvicinarmi a un'impostazione narrativa.


Questa la matita.


Uno step intermedio. Lavoro su toni caldi, voglio proporre un fondo infuocato, contro il buon senso e per allontanarmi dalle altre cover. Con cinque Dylan Dog una scenografia soffocherebbe l'illustrazione: vorrei tanto che alcuni lettori lo capissero... "più disegno" non è uguale a "più bello".
Ma tornando al colore, il giallo e l'arancio come temevo non passano, perché la testata potrebbe staccare poco. Ci ho provato.


Lavoro su due fondi alternativi. Uno verde marcio, complementare e di contrasto, quindi ad esaltare i rossi di Dylan. L'altro grigio, giocando sull'elementare binomio di tridimensionalità saturi-insaturi.
Passa il fondo grigio.
Qui una versione alternativa e apocrifa della cover.


Mi sono divertito.

La questione dell'originale digitale

Esiste quello che i collezionisti chiamano "originale" per gli illustratori digitali? La risposta è sì: un'unica giclée, firmata, matricolata e certificata, non solo dall'autore ma anche dallo stampatore.
Nel senso che con queste caratteristiche e a queste condizioni non esisteranno mai altre riproduzioni.

E' la frontiera della Fine Art Giclée: ridurre all'unico esemplare la tiratura per arrivare a far combaciare il concetto di originale "tradizionale-analogico" con quello di originale "digitale".
Contraddice in termini pratici il vero vantaggio del digitale: la riproducibilità Ma apre gli occhi a quei collezionisti che ancora fanno fatica ad accogliere un sistema consolidato in altri ambienti e in altri paesi.
L'uomo che si è aggiudicato quest'unica Giclée è Nicola Pesce, l'editore. Nicola non è estraneo al mercato del Pop Surrealism e da mecenate lungimirante, vede già un mondo di collezionisti aperto agli illustratori digitali, accorciando le distanze che separano il pigmento dal pixel.

lunedì 25 marzo 2013

Ritratti di Famiglia - Albissola Comics 2013

Ad Albissola Comics (4 e 5 Maggio) i nipoti del BVZM presenteranno Ritratti di Famiglia. A me hanno chiesto di interpretare, con grande piacere, l'uomo di Neanderthal più affascinante della storia del fumetto italiano.
A quelli che non hanno mai letto Martin Mystère chiedo: ancora non avete capito cos'è quella sensazione di incompletezza che avvertite da sempre?


venerdì 22 marzo 2013

Dylan Dog Color Fest - Altroquando - dal 23 Aprile in edicola


Dylan Dog Color Fest n. 10
, semestrale
Copertina: Davide De Cubellis

Addio, Groucho
Soggetto e sceneggiatura: Alessandro Bilotta 
Disegni e colori: 
Paolo Martinello


La banda maculata

Soggetto e sceneggiatura: Antonio Serra
Disegni: Alessandro Bignamini
Colori: Overdrive Studio


I giorni oscuri

Soggetto e sceneggiatura: Chiara Caccivio
Disegni: Raul & Gianluca Cestaro
Colori: Overdrive Studio


Doppia identità

Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni:Luca Raimondo
Colori: Overdrive Studio


Per maggiori informazioni sui contenuti rimando al sito di Sergio Bonelli Editore.
A brevissimo su decufineart il bozzetto, la matita e l'unica giclée disponibile.

martedì 19 marzo 2013

Elementi di matematica per giovani illustratori Parte 2. Scuola di Fumetto #87


In questi giorni esce Scuola di Fumetto # 87, con la seconda parte di Elementi di Matematica per giovani illustratori, un lunghissimo ragionamento sull'illustrazione e la copertina.

Qui potete trovare una breve anticipazione che ho già pubblicato, della seconda parte. Ma c'è ancora tanto da scoprire...

Gli argomenti abbracciati sono tanti: si parte con qualche accenno alla tecnica.
Copertina di John Doe #12 - Dettaglio di lavorazione
Si procede con il background: una libreria non solo ideale di riferimenti, che vanno dall'arte alla presse jeunesse, passando per la fotografia.
DeMedici Slot Machine, Joseph Cornell, 1942
Copertina di Sandman #1, Dave McKean, 1989
Si introduce il concetto di Funzione Illustrazione.

Ci si concentra sull'asse Evocativo-Narrativo e su quello Metonimico-Metaforico.
New kids in the neighborhood, Norman Rockwell, 1967
Infine si arriva al fumetto popolare, prendendo in esame l'impeccabile lavoro di Claudio Villa, per la testata più celebre e venduta del nostro paese.
Copertina di Tex #617

Si chiude il discorso con qualche considerazione sul mio lavoro: non me ne vogliate, a questo mi ha obbligato Laura Scarpa.
Copertina di John Doe #13

Chi arriverà fino in fondo saprà non tanto il cos'hanno in comune queste due immagini, quanto il perché.
Buona lettura!

martedì 12 marzo 2013

"Ritorno a Berlino" - le Storie n.6, in edicola


Sceneggiatura: Paolo Morales
Disegni: Paolo Morales - Davide De Cubellis
Copertina: Aldo Di Gennaro

Dal sito di Sergio Bonelli Editore:

“Osiride 2”… che cos’è? Nessuno sembra saperlo, ma è certo che pronunciare in pubblico queste parole può costare la vita. Lo sa bene il giovane Max, reporter berlinese che solo il caso ha salvato da morte certa. Il caso e René, un anziano signore che, sotto l’aspetto innocuo, nasconde le più micidiali abilità dell’agente segreto… Cosa lega questi personaggi, apparentemente lontani?

Ricordo che qualcuno mi ha chiesto un ricordo di Paolo a meno di 24 ore dalla sua morte...
Paolo è stato un maestro, una guida, un amico, un confidente, un compagno di lavoro, un uomo straordinario e un affettuoso disastro, ma il più delle volte un padre. Sono passati a malapena due mesi. Ringrazio Mauro Marcheselli, che ha provato ad anticipare l'uscita dell'albo, sperando ci fosse più tempo. Non ho altro da aggiungere.




venerdì 8 marzo 2013

La Pubblicità e la festa ALLE donne.

Disclaimer: in questo post esprimo un punto di vista personale e pubblico immagini o filmati già pubblicati in rete. I contenuti sono adatti ad un pubblico adulto.

Perché questo post? Perché oggi è la festa delle donne e perché in parte io mi occupo di questo, dal punto di vista lavorativo e didattico. Quindi niente pistolotti moralistici, ma una fotografia dei problemi di genere nella pubblicità italiana di oggi.
Impossibile partire dall'inizio: ci vorrebbe tutta la giornata e poi ammettiamolo, sono un vago ricordo i bei tempi in cui una provocazione era tale.

Oliviero Toscani - Jesus Jeans - 1974
Impossibile anche intraprendere un discorso su quell'ironia apparentemente intelligente, ma frutto dello stesso paradigma in cui siamo inseriti, e quindi comunque discutibile.

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Partiamo allora dallo status quo e precisamente dai bambini, o meglio le bambine... e alla fine del cerchio a loro torneremo.
Una decina d'anni fa in fascia pomeridiana si propinava questo ai più piccoli.

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Oggi la situazione è peggiorata. Deve essere chiaro sin dall'inizio che le femminucce dovranno trasformarsi in donne (i maschietti in uomini, ovviamente).






(Evito qui di postare immagini ben più discusse e già denunciate da chi si occupa di lotta alla pedofilia.)

Certo, c'è sempre di peggio e noi siamo bravissimi ad assorbire le tendenze d'oltre oceano.


Immagini dal concorso Little Miss America
Per fortuna in posti più evoluti gli esempi sono molto diversi...






Ma se le nostre femminucce dovranno chiaramente trasformarsi in donne, la domanda da fare è: quale modello di donna viene indicato alle bambine?

Ecco, io ho una cartella piena di immagini come queste.








...e di commercials come questi.

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Interessante lo spot Muller in cui, al di là della parte "copy", il sesso della nostra protagonista viene cancellato, ma è comunque raccontato in maniera esplicita cosa sta succedendo.


Potrei aggiungerci sigle, balletti, veline, copertine dei settimanali d'informazione, per non parlare della stampa-spazzatura, del tipo di stampa e della TV espressamente dedicate alle donne (in Italia abbiamo un canale televisivo rosa)... o magari una semplice televendita.

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Ripeto, niente paternalismi: è facile indignarsi difronte a questa "comunicazione". E' così scontata, appartiene a quel tipo di indignazione che film-documentari come "Il corpo delle donne" vogliono giustamente raccogliere su larga scala. Dico "giustamente" perché si arriva a questi eccessi proprio per mancanza di un rifiuto sociale e culturale minimo garantito.

La mia intenzione è un'altra. Gettate le basi, vorrei fare un paio d'esempi più sottili, costruiti certamente su questa realtà distorta, ma così raffinati da far sì che il messaggio e il modello vengano trasmessi/assorbiti in maniera quasi subliminale... potremmo dire "con incosciente consapevolezza" e da entrambe le parti: chi fa comunicazione e chi la riceve.
Il salto meno traumatico e più breve, quindi il più comprensibile, è quello che segue.

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Tu, sguattera, che lavi le MIE camicie dalla mattina alla sera e non sai neppure più dove stenderle, povera cretina... volgi or dunque lo sguardo a me, UOMO che porta i soldi a casa e risolve ogni TUO problema. Tornando dal lavoro col mio bel completino, ti reco in dono quest'oggetto, ehhhh (notare la faccia dell'uomo)! Così la tua condizione di casalinga sarà più piacevole, le MIE camicie saranno felici e ti faranno un bell'applauso!

Da qui si passa a un livello ancor meno esplicito.

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Donna, quando hai le mestruazioni, al lavoro sei insopportabile. Magari resta a casa! Anzi... sei proprio sicura, DONNA, che vuoi lavorare? In fin dei conti è roba da maschi.

Spot equipollente è questo: in cui appare così straordinario e commovente che, per fare una bella sorpresa, sia il padre ad andare a prendere a scuola il figlio.

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E infine si arriva all'ultimo stadio: quello che capisci solo al termine di questo percorso, perché il 100% delle bambine italiane è costantemente sottoposto a questo tipo di comunicazione, ma le mamme non se ne accorgono.

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Io, bambino vestito d'azzurro, ricevo un regalo da mia madre, ma rubo una seconda fetta di salame perché in fin dei conti il MASCHIO fa così: prende ciò che vuole, fregandosene un po' del parere della FEMMINA. Toh, guarda mio padre!
Poi me ne vado a mangiare in giardino, e chi ti incontro? Tu, bambina vestita di rosa.

Bambina vestita di rosa, per caso vuoi qualcosa dal bambino vestito d'azzurro? Tu-femmina, vuoi ottenere qualcosa da lui-maschio???
Ahhhh, vuoi che ti dia il salame?
Beh, allora SE LO VUOI... mi sa che è meglio tu impari subito a fare un po' la zoccola.
;)

Capito come funziona?
Direi che la colpa è di entrambe le parti. Per conto mio posso assicurare che non tutti gli uomini sono lattine di cocacola... c'è addirittura chi capisce i propri errori e si redime.

Aggiungo qualche link interessante. Non mi trovo perfettamente d'accordo con la filosofia o l'approccio di tutti, per questioni -diciamo- di satya e ahimsa, ma la causa è comune.

Un Altro Genere di Comunicazione
Maschile Plurale
Massimo Lizzi
Questo Uomo No

Buon 8 Marzo!

venerdì 1 marzo 2013

Storyboard - Breve Storia di Lunghi Tradimenti - The Lithium Conspiracy

Ho partecipato alla produzione di questo film molto tempo fa. Con Davide Marengo avevo già lavorato a ogni scena di Notturno Bus e, come dice Maya Sansa, Davide è un regista che ha molto talento, è ambizioso. Tale è il film in questione, bank thriller di prossima uscita, tratto dal romanzo di Tullio Avoledo (Edizioni Einaudi). La risata di Ennio Fantastichini vale il prezzo del biglietto. Qui il link allo speciale su youtube.

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Una pagina dello storyboard.