venerdì 19 ottobre 2007

NIGHT-SKETCH # 4

15 commenti:

il virgi ha detto...

Ciao, non male l'originale, ma il secondo "woodiano" ha una maggior profondità e un realismo più caldo.
Complimenti.

il decu ha detto...

Grazie Virgi (Virgi cosa?): la penso esattamente come te... ed è per questo che ho posto il dilemma.
Noi spesso ci concentriamo sull'atmosfera, sul realismo, la profondità di campo... l'espressività del "soggetto".
Un atteggiamento ormai accademico, se posso.
Non torniamo più a quella tacca del quadrante, ma un gradino più in alto (perchè la storia percorre traiettorie elicoidali), in cui diventa il segno, il colore, il gesto, o la brutalità degli elementi grafici, protagonisti dell'opera.
Intendo dire, dopo tanti anni di fumetto e illustrazione, in cui abbiamo anche sfiorato avanguardie, perchè non tentare di esprimerci tramite le qualità terziarie, o qualità espressive (usando un linguaggio più corretto secondo una precisa branchia dell'Estetica)?
Piani prospettici che si appiattiscono, sporcature, scorretti allineamenti, ma tutto secondo un principio "espressivo" più che conscio.
In fotografia ci si è avvicinato, in età avanzata, Giacomelli... secondo me.
Nel mio piccolo, ci ho provato con l'illustrazione che vede J.W.Bush spuntare da quella porta.
L'ho mostrata alla mia fidanzata, e l'ho costretta a un commento: fastidio e indecisione, esitazione.
L'ho postata nel blog, e in 5 giorni nessuno ha commentato!
Era quello che cercavo: non tanto il "cosa", quanto il "modo"...
finalizzato a suscitare quella punta di fastidio, fuoriluogo, e di indecisione generale nei confronti di un'illustrazione.
Infine quindi la domanda rimane: meglio l'espressione o l'espressività?

Anonimo ha detto...

La seconda che hai detto... Meglio il profilo "Legnoso"...

il decu ha detto...

Caro "anonimo", che forse non lo sei neanche tanto...
"wood-iano" non è inteso come "legnoso", ma come vicino, per tinte e non per segno o tecnica, ai lavori di Ashley Wood...
Non essendo un "addetto ai lavori", sei più che giustificato.
Aloha!

bardamu ha detto...

ovviamente io non posso che preferire questo. ma temo che sia una mera questione di propensione personale ai colori meno saturi e oscillanti tra terre e azzurri.

il decu ha detto...

Duccio, se non avessi scritto nulla, avrebbe parlato per te la tua "icona".
;)
La questione è anche altra, però... se hai scorso il secondo post, quello in cui ho risposto al Virgi.

Anonimo ha detto...

Anche oggi ho imparato qualcosa :) sono felice e... continua così, anzi... che tu possa esprimerti sempre meglio in quello che ti piace.

federica ha detto...

Sicuro questa!
Perchè mai un'illustrazione dovrebbe suscitare fastidio?

il decu ha detto...

@anonimo: pugno al cuore

@federica: quella con J.W.B. lo ha suscitato, a più di una persona... e perchè mai un'immagine, anche se semplice illustrazione, non potrebbe darne?
Perchè non riusciresti a mangiare un'arancia blu? o perchè alcuni preferiscono il caffè al vetro? Perchè entrando in una stanza, si ha spesso una strana sensazione?
Tutte queste domande fanno parte della medesima unica questione...

federica ha detto...

è che non credo sia una questione di gusti, o di "ricerca", ma solo di equilibrio interno...
in questo caso è meglio quella con i marroncini perchè ci stanno meglio dei violetti! :)

il decu ha detto...

"Equilibrio interno", hai detto bene. Parliamo di aspetti analoghi e non ce ne accorgiamo, perchè utilizziamo una semantica differente.
Io ponevo l'accento non sulla ricerca... al limite sulla ricerca intesa come studio postumo.
Ma proprio e soprattutto sull' "interno", sul carattere peculiare, "interno", proprio di un oggetto, immagine, ambiente, definito certamente da molte variabili (forma, colore, superficie, etc.), ma non necessariamente studiate e tavolino.
L'esperimento consiste semplicemente nell'accoppiare queste variabili con l'intento di conferire all'immagine (in questo caso) un carattere proprio, una "sensazione" direi, che è ben diversa dai soliti parametri di giudizio: tridimensionalità, composizione, equilibrio cromatico, espressività drammatica, etc.
Come a dire:- le cose possono avere una vita propria? -
Secondo i Filosofi Estetici che si occupano di Qualità Terziarie, dialogando con psicologi, anche architetti, designer, neurologi... la risposta è "si".
Dovrei farti leggere una tesi di laurea, non mia, che ho da qualche parte...

bardamu ha detto...

"Piani prospettici che si appiattiscono, sporcature, scorretti allineamenti, ma tutto secondo un principio "espressivo" più che conscio"

secondo me è illusorio credere di essere in grado di controllare totalmente un sistema così complesso di elementi senza "raffreddare" l'immagine.
Non voglio assolutamente attribuire nessuna componente "magica"nel disegno ma quando si tenta di costruire un immagine basandosi solo su elementi "linguistici" e razionali si rischia di perdere la forza dell'immagine stessa. Perchè non nasce più da una necessità ma solo da una volontà.

edilavorochefai ha detto...

la rosposta è dentro dite e però è sbagliata.

il decu ha detto...

Infatti ho parlato di un sistema più espressivo che conscio!
(Non capisco se mi stai dando ragione.)
E' proprio quello che cercavo di dire, con la differenza che ponevo il fuoco sulla vita propria di un oggetto (immagine o scatola che esso sia), più che su la vita e il sapore che cerchiamo di dargli noi.
Un sistema così complesso si può controllare, senza raffreddare l'immagine: tutti i grandi lo fanno e i piccoli ci provano.
Io spingevo il tasto sul desiderio di lasciare che gli elementi (segno, colore, ecc.) invece, fuori dal nostro totale controllo, esprimano per conto loro e indipendentemente da noi.
E' la sintesi di ciò che in realtà avviene già, ma sintetizzando il metodo possiamo tentare di proporre nuovi risultati.
C'è chi lo fa d'istinto, però si tratta di un istinto molto viziato, molto addomesticato all'esperienza e alla tecnica.
C'è chi invece esita sul limitare fra la lucidità e il buio assoluto.
Quella per me è la giusta via.
Per fare un esempio concreto: curare un segno di tridimensionalità, un elemento anatomico, un viso, o una sfumaura, e inserirci, inaspettatamente, in fase d'opera, un elemento per noi orribile, o semplicemente stonante al momento, senza farsi troppe seghe mentali e senza averlo premeditato, per voler scoprire quale reazione susciterà nello "spettatore"... e magari sperare che sia "fastidio" o "mare dei caraibi" o "voglia irrefrenabile di caffè"...
E' un po' più chiaro?
La direzione è opposta al "controllo totale" dell'immagine, ma non può essere totalmente opposta, altrimenti in qualità di illustratori produrremmo degli scarabocchi... se fossimo pittori, forse, andrebbe meglio: potremmo dichiararci astrattisti e poi a ognuno i conti con la propria coscienza...
Porsi al servizio del segno e non porre il segno al nostro servizio.
Mi sono spiegato meglio?
...rischia di diventare una vittoria di Pirro, come tutte le disquisizioni di questo genere...

Anonimo ha detto...

@DeCu: pugno al cuore

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