martedì 25 marzo 2008

OLD STUFF - cover - 2003

Perché le donne hanno una forza eccezionale.

“Nella galleria in cui fui violentata, galleria che una volta era l’ingresso sotterraneo di un anfiteatro, un luogo dal quale gli attori irrompevano sulla scena da sotto i sedili del pubblico, una ragazza era stata uccisa e smembrata. Me lo disse la polizia. In confronto, aggiunsero, io ero stata fortunata. Ma all’epoca sentivo di avere più cose in comune con la ragazza morta che con quei poliziotti grossi e nerboruti o con le mie amiche del primo anno di università, sbigottite dalla mia vicenda. Io e la morta eravamo finite nello stesso posto infimo. Eravamo rimaste stese fra le foglie secche e i cocci di bottiglie di birra. Durante lo stupro, mi era caduto l’occhio su una cosa che spuntava fra le foglie e i cocci: un fiocco rosa per capelli. Quando mi raccontarono della ragazza morta, me l’immaginai che supplicava come avevo fatto io e mi chiesi a che punto si fosse tolto: se a toglierlo era stato l’uomo che l’aveva uccisa o se, per risparmiarsi il dolore in quel momento – pensando, senza dubbio sperando che in seguito avrebbe avuto il lusso di riflettere sugli esiti dell’atto di “assistere l’aggressore” – si fosse sciolta, incitata da lui, i capelli da sola. Non lo saprò mai; così come non saprò mai se il fiocco fosse suo o se, come le foglie, fosse arrivato lì in maniera naturale. Ricordando quel fiocco rosa, penserò sempre a lei. Penserò a una ragazza negli ultimi attimi della sua vita.”

Con queste parole Alice Sebold apriva il primo capitolo di un romanzo autobiografico.
Avrei voluto postarlo, quel primo capitolo. Ma sono 22 cartelle: un po’ troppo per il blog...

Mi chiamò Emanuele Ragnisco e mi chiese se volevo illustrare la copertina di “Lucky”.
Non ero pronto a leggere la cronaca di uno stupro, così dettagliata e scandita con tanto rigore. Qualche anno fa la mediatica celebrazione del dolore non veniva neppure sospettata di fronte a un’elaborazione così sincera… così meditata. Sì, perché Alice Sebold, nonostante il ripetuto tentativo di rappresentare in poesia quelle ore, di quella sera del 1980, riuscì a scriverne in prosa soltanto dopo 15 anni… questo passaggio tutto sommato obbligato non mi meraviglia. Nel frattempo e di seguito visse col tormento, ma anche col coraggio che conseguono a chi è testimone e superstite di un’interruzione adolescenziale tanto drammatica.
Insomma, mi trovavo a leggere una vera testimonianza: intima e catartica, gelida per necessità personale, fedele per utilità pubblica. Alla fine del capitolo piangevo.


L’importante, il protagonista, o il tema di questo racconto non è la copertina... e non è neanche lo stupro. L’illustrazione di per sé fu prodotta col necessario impegno, rispettando la linea grafica ed editoriale di quella collana, per subire di conseguenza il fastidioso outline ectoplasmatico che stacca sul fondo piatto. A guardarla oggi ovviamente non ne sono soddisfatto… diciamo che mi fa schifo.

Quando il romanzo venne pubblicato in Italia, come spesso accade ci fu una conferenza stampa… seguita da un banchetto.
Alice Sebold è senza dubbio una donna affascinante: si trova in rete quel suo bel ritratto di ¾, in bianco e nero.
In quell'occasione la scrittrice s'accompagnava fra gli ospiti con un bicchiere di vino rosso, certamente non il primo, e una sottile euforia: avvicinatasi a Ragnisco con un sorriso, dopo un attimo di sospensione espresse un commento sulla mia illustrazione.
Ora le parole nella forma si confondono, perché il racconto e il ricordo risalgono ad allora, ma nel significato, su cui posso testimoniare, ciò che disse Alice Sebold mi fa ringraziare di non aver presenziato in quell’occasione.

Sai –disse-, io ci sono stata la sotto… anche se non era così “italiano”.

3 commenti:

edilavorochefai ha detto...

una bella copertina..

Matta ha detto...

complimenti per i tuoi lavori...
ti ho linkato subito. ciao

il decu ha detto...

Grazie, Matta!
Appena esco da questo girone, ricambio e rispondo alla mail...

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